Brain for sale


Reverse engineering e databent
giugno 6, 2007, 1:01 pm
Filed under: databent, datadada, dataoulipo, reverse engineering

Reverse Engineering, databent, datadada,
dataOulipo – – — – -OuDaPo?
Alcune considerazioni sparse…

reverse0.jpg

Delle semplici macchie su una T-Shirt vestono una complessità affascinante che mi porta a riflettere su alcuni aspetti legati alla creazione. Linea dopo linea, punto dopo punto, il corpo di una creazione prende consistenza, identità e complessità. Proprio analizzando l’ambiente nel quale le mie creazioni prendono forma mi intendo soffermare sul concetto di reverse engineering. Viste de dimensioni e gli aspetti legati al sabotaggio, alla decontestualizzazione dei processi e delle operazioni/azioni, il reverse engineering è parte dell’ambiente dove parte del mio discorso artisco ha inizio.

La creazione, …il processo del creare è intimamente legato al concetto di nascita e di vita. Essere partecipi della creazione, essere parte di essa è in qualche modo esaltante (forse questo nasce dal fatto che a differenza della donna l’uomo non può partorire).

Nella fase creativa trovo interessante traslare, decifrare, comprendere, setacciare, suddividere, convertire, smontare, forzare. In tutte queste azioni posso ritrovare alcuni segni che mi portano a concepire nel ritorno all’origine.

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Nel caso di un foglietto pieno di scarabocchi, ad esempio, quale risulta lo schema evolutivo, la mappa seguita per giungere al risultato che appare ai miei occhi. Il reverse engineering mi aiuta a comprendere come nasce una struttura, quali tensioni e meccanismi si nascondono all’interno di un processo.

Quali sonomle implicazioni dei codici e dei protocolli all’interno delle mie creazioni artistiche?

Una transcodifica, un operare sui dati con l’intento di produrre un forte impatto sul media, da collezionare/fotograre.
L’immagine vista al computer sul piano della rappresentazione appartiene a pieno titolo alla cultura umana. Ma sul piano della macchina essa non è altro che un codice leggibile, un seguito di numeri che rappresentano il valore cromatico dei suoi pixel.
Il dialogo che avviene in questi luoghi non si svolge quindi nel contenuto o significato o nella qualità formale dell’immagine ma piuttosto nella sua dimensione, il suo tipo, la compressione utilizzata, etc…
Ritornando quindi al reverse engineering diventa chiaro che entrando in merito al digitale, dove mi trovo ad operare, forzare, violare le sequenze di bit che a mio parere presentano chiari segnali e richiami all’esplorazione dell’identità profonda del codice.

(Può essere anche un modo per sfatare il mito della tecnica.
L’uomo crede di dominare la tecnica ma è essa che s’impone all’uomo.)

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