Brain for sale


o-o-o-o
gennaio 17, 2008, 12:49 am
Filed under: algorhythm, dadada, generative, grammatiche abortive

Variazioni sulla scrittura, grammatiche abortive,
poesia algoritmica, elaborazioni, TeANO, oulipo,
DAtaDADA, e altri esperimenti sulla scrittura e non solo…

Un quasi-blog per esplorare e rendere visibili
alcuni frammenti della mia ricerca artistica.

Per una continua produzione di flussi e scarti.

http://o0o0o0o0.wordpress.com/

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Algorhythm Psychogeography
novembre 1, 2007, 11:59 am
Filed under: algorhythm, codice, generative, psicogeografia, psychogeography, sperimentazione

Derive nello spazio reale a partire dal codice generativo
Derive nel codice grazie all’esplorazione dello spazio reale

Percorsi all’interno dello spazio. Spazio, entita’ astratta, concepibile come puro contenitore indeterminato, da un punto di vista storico esiste solo come tessuto di luoghi, e questi ultimi si identificano qualificandosi sotto il profilo etico ed estetico attraverso l’interrelazione dinamica di natura-uomo-arteficio. Spazio-luogo, dimensione trasformabile ed in continua trasformazione.
Premetto che con questo lavoro di ricerca voglio incominciare una serie di indagini sulle relazioni tra spazio reale e virtuale concentrandomi sulle relazioni che tra il codice generativo e l’ambiente fisico.
Durante questa prima deriva, ho raccolto molte sensazioni e molto materiale per incominciare un lavoro molto ampio. Un aspetto molto interessante è proprio la reazione della psiche con l’ambiente e l’ambiente con la psiche. Sembra che durante tutto il percorso ci siano degli indizi disseminati uniti da un filo invisibile.
La traccia creata dal calcolatore spesso si sovrappone perfettamente ad elementi architettonici, all’arredo urbano, facendoli emergere, portandoli in primo piano.
L’isolamento della realtà, dalla quotidianità, il mettere a nudo lo spazio-tempo.
Durante il percorso oltre alle sensazioni emotive sono emerse sensazioni percettive come numerosi profumi (Smog, profumi dolciastri familiari).
Ecco quindi che il termine psychogeography prende significato, direttamente nell’agire, nello sperimentare direttamente queste pratiche. La reazione geografia-psiche, l’esplorazione e percezione del territorio in forma altra rispetto alla classica passeggiata.
Non si tratta altro che uno sprofondamento di flussi di dati generati dal calcolo, dal processo e dal codice generativo nella realtà del quotidiano attorno allo spazio reale.
Da un flusso virtuale al percepire il reale. Tutto nasce dal bisogno di dare corpo e fisicità a concetti e pensieri ed ampliare la mia conoscenza ed avere punti di vista diversi.

Ecco i risultati della prima esperienza:

bmsource.jpg

result.jpg

Suono catturato live

File KMZ (Google Maps)

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WBNR – Natura, caos, machinescape
settembre 9, 2007, 9:41 pm
Filed under: dance, danza, generative, spazio, WBNR


Dopo un’attenta analisi dei flussi, il moto di brown sembra essere la nostra chiave di accesso al machinescape. Esso ci guidera’ all’interno dei processi, dei flussi di dati.

La sua natura e’ strettamente legata con la casualita’, in effetti la sua simulazione al calcolatore e’ una successione di numeri random in un range ristretto di generazione. Questo range rappresenta in pratica la densita’ del fluido nella quale il brownian motion prende forma. (vedi wikipedia: Moto Browniano)

Per poter mettere in relazione i flussi di dati, si e’ presa in considerazione la campionatura dei dati dall’alto.

(… dal taccuino) Alessandro continua a lavorare con i danzatori sul VCCT, utilizza delle palline di pongo colorate e bastoncini di legno per dare le istruzioni ai danzatori. Vedo i danzatori molto interessati e ben coinvolti. Trovo molto interessante il materiale che emerge da ogni singolo esercizio. Inizio a capire dove si vuole arrivare. Otto ore al giorno di esercizi, di pratica non saranno troppe?



Deconstructed, absentMind
settembre 28, 2006, 11:36 pm
Filed under: art, concepts, generative

Un risveglio nel processo di sistema. La formula matematica, il calcolo, la precisione del calcolatore strappata dalla sua normale funzione e coinvolta in un opera d’arte.
La funzione, il segmento di programmazione come origine dell’opera d’arte. L’origine, quell’elemento – quel «dove» dal quale e attraverso una cosa è, nel proprio modo, ciò che è. Ciò che qualcosa è in una certa modalità lo chiamiamo il suo stanziarsi. L’origine di qualcosa è la pro-venienza <la venuta alla luce, l’ingresso nell’evidenza> del suo stanziarsi. Pensare alla programmazione come origine dell’opera d’arte vuol dire pensare al fatto che l’opera origina dall’attività della programmazione, dal fluire di bit dall’hardware, dalla macchina. La macchina, la programmazione sono l’origine dell’opera.
I segni, le linee, i punti si spostano nello spazio, in una profondità scandita dal tempo/clock del calcolatore, ridefinendo in ogni secondo la forma dello spazio nel quale l’opera vive. Un quasi-spazio, definito dalle variabili di sistema, simulato, in questo mondo artificiale. Il continuo fluire di segni/bit sullo schermo è quindi il godimento ultimo, il momento in cui l’opera muore di fronte ai nostri occhi. L’intera opera necessita una percezione sensibile, un guardare sottile le istanze che la compongono.

Il risveglio del processo di sistema come opera immortale, al centro dell’immortalità dell’arte, dell’arte come valore eterno.