Brain for sale


Spazi bianchi, codice, quasi-vuoto
agosto 27, 2007, 7:58 pm
Filed under: codice, concepts, estetica, Personal, spazio

Domani mi dedicherò alle ultime prove degli algoritmi per tracciare gli spostamenti
nello spazio.
Fisicamente non sono tanto okay, penso sia tutto legato allo stress. Non ho
assolutamente voglia di partire, ma questo credo sia molto importante, quasi una
prova. E tornerò pieno di energia e vitalità da trasmettere a myLuv Chiara.
Continuo a collezionare pensieri interessanti. Voglio inziare una ricerca sullo
spazio, il silenzio, il vuoto ed il nulla. (l’incontro con Alessandro Carboni che
è da diversi anni che porta avanti una ricerca sullo zero sicuramente sarà
fantastico)
Per ora ho trovato alcuni autori interessanti come:
Stephane Mallarmé, Alphonse Allais

Parole in bianco. Un omaggio agli spazi bianchi delle poesie
di Stéphane Mallarmé, al Coltello senza lama, al quale manca
il manico di Georg Christoph Lichtenberg e alla Prima
comunione di fanciulle affette da clorosi in una giornata
di neve di Alphonse Allais, al capitolo diciottesimo del
volume nono del Tristram Shandy, al«libro su niente»
sognato da Gustave Flaubert, alle pagine bianche dei libri
scozzesi raccontate da Julio Cortázar, alla
«Pagina inedita non scritta di Samuel Beckett» in Quo lapis?
di Lino Di Lallo e alla riga inesistente offerta al
tipografo da Giorgio Manganelli.

Negli utlimi giorni ho anche letto due libri interessanti per quanto riguarda le ricerche sul codice. Piano piano stò cercando di capire dove posso trovare le radici del fascino che vedo trasparire dalle righe di codice, dagli spazi bianchi, dai simboli e la punteggiatura.

Alcuni frammenti:

Isidore Isou
Umberto Eco – Trattato di semiotica generale
e sempre
Stéphane Mallarmé

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DOE(x)
aprile 16, 2007, 1:41 pm
Filed under: concepts, doe, philosophy

Tutta la mia attività non fa altro che espellere una serie di frammenti intelligenti,
che uniti tra loro da un filo sottilissimo, compongono DOE(x).
Informazioni spezzettate, frammentate, incomplete, come stato di esistenza.
Molteplici progetti, molteplici attività che differiscono da verità provvisorie.
Come nel linguaggio, fatto di parole, di lettere, DOE(x)
è scomponibile in imminenti e fulminei frammenti.
DOE(x) non è altro che la fase creativa che sto vivendo.
Il frammento genera frammento; l’obiettivo del frammento è il frammento; non vi è obiettivo chiaro.
Mentre nell’iper-realtà nella quale sono immerso quotidianamente gli eventi mi ustionano, il frammento è una salvezza. Il frammento ha una corazza, si protegge da qualsiasi ideologia, ha poca consistenza.
Molto interessante è la sequenza, l’ordine dei frammenti.
DOE(x) è nulla se paragonato all’essere.
Gli elementi che formano un frammento hanno comportamenti autonomi.
La costituzione del mondo digitale non è infondo costituita da pacchetti. Mentre il reale è inerte.
In ogni caso un frammento rinvia all’analogico sintomo passante.

Nel sogno, nel sognare… tutto rimanda al frammento… DOE(x)

DOE(0) –Poetry
DOE(1) –
DOE(2) –Sound related
DOE(3) – Error/glitch related
DOE(4) – Visual narration/video proj
DOE(5) – Performing arts
DOE(6) – Installations
DOE(7) –
DOE(8) – Infinite
DOE(9) –



Piacere dell’annientamento
ottobre 24, 2006, 10:22 pm
Filed under: concepts, philosophy

“Piacere dell’annientamento, un amare le cose problematiche e terribili. L’uso del negativo ai fini di quel profitto che è il canto e la bellezza. Quando nel creare si raggiunge il tragico, il grande, la grandiosità cessa di essere un modo, una forma in grado di dominare il caos e diventa un tuttuno con un suono profondo che sale dalla terra.” (Nietzshe)

Il mio lavoro artistico, se serve a qualcosa, è a liberare la vita stessa dei processi di sistema, in tutte le loro manifestazioni, al di la da qualsiasi ordine chiuso di significati.



DOE(x) Resources (First release)
ottobre 2, 2006, 1:42 pm
Filed under: concepts, doe

http://www.nonfunziona.org/lab/wiki.asp?db=riccardomantelli&o=DOEx



Deconstructed, absentMind
settembre 28, 2006, 11:36 pm
Filed under: art, concepts, generative

Un risveglio nel processo di sistema. La formula matematica, il calcolo, la precisione del calcolatore strappata dalla sua normale funzione e coinvolta in un opera d’arte.
La funzione, il segmento di programmazione come origine dell’opera d’arte. L’origine, quell’elemento – quel «dove» dal quale e attraverso una cosa è, nel proprio modo, ciò che è. Ciò che qualcosa è in una certa modalità lo chiamiamo il suo stanziarsi. L’origine di qualcosa è la pro-venienza <la venuta alla luce, l’ingresso nell’evidenza> del suo stanziarsi. Pensare alla programmazione come origine dell’opera d’arte vuol dire pensare al fatto che l’opera origina dall’attività della programmazione, dal fluire di bit dall’hardware, dalla macchina. La macchina, la programmazione sono l’origine dell’opera.
I segni, le linee, i punti si spostano nello spazio, in una profondità scandita dal tempo/clock del calcolatore, ridefinendo in ogni secondo la forma dello spazio nel quale l’opera vive. Un quasi-spazio, definito dalle variabili di sistema, simulato, in questo mondo artificiale. Il continuo fluire di segni/bit sullo schermo è quindi il godimento ultimo, il momento in cui l’opera muore di fronte ai nostri occhi. L’intera opera necessita una percezione sensibile, un guardare sottile le istanze che la compongono.

Il risveglio del processo di sistema come opera immortale, al centro dell’immortalità dell’arte, dell’arte come valore eterno.



” ” ””””’_the$$$$$$$$$$$$$sex appeal of error_____________
settembre 10, 2006, 5:41 pm
Filed under: concepts, Personal



Erotismo/lettura
settembre 9, 2006, 5:17 pm
Filed under: concepts

La parte più erotica di un corpo non è forse dove l’abito si dischiude? Nella perversione (il regime del piacere testuale) non ci sono zone erogene; E’ l’intermittenza che è erotica, quella della pelle che luccica tra due capi (tra maglia e pantaloni); è proprio questo scintillio a sedurre, o anche la messa in scena di un apparizione-sparizione.
Non è questo il piacere dello strip-tease corporeo o della suspence narrativa. In uno come nell’altro non c’è lacerazione non ci sono bordi; un progressivo svelamento: tutta l’eccitazione si rifugia nella speranza di vedere il sesso o di conoscere la fine della storia. Paradossalmente è un piacere molto più intellettuale dell’altro: denudare, sapere, conoscere l’origine e la fine (piacere edipico).