Brain for sale


THE INCREDIBLE 10 UND FRIEDRICHSTADTZENTRAL

THE INCREDIBLE 10

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Illusione generativa – live cinema e ipernarrativa ad Aosta


Ringrazio per l’articolo Luca Berbeni curatore del Piemonte Share Festival.
http://www.toshare.it/ita/world-news/illusione-generativa-ad-aosta

I video:
The Plot – Ogino:Knauss > http://www.youtube.com/watch?v=xugIEbNX3vA
Giardini Neri – Otolab > http://www.youtube.com/watch?v=qSm6RizlRAs



Estetica dei flussi
febbraio 16, 2009, 11:59 pm
Filed under: estetica, flussi | Tag: ,

Un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione, da bambini a cui vengono insegnati i concetti matematici… Impensabile complessità. Linee di luce allineate nel nonspazio della mente, ammassi e costellazioni di dati.
(neuromancer, w.gibson).

Nella proprietà emergente dell’essere costantemente collegati trovo interessante focalizzare l’attenzione sui flussi. Capirli significa esplorare il potenziale percettivo dell’invisibile e multiforme sostanza dei dati che permeano il nostro universo. Che forma può avere un flusso di informazioni? La fisica ci porta a definire il flusso come uno spostamento di materia ed energia da un luogo all’altro dello spazio. E’ evidente che perché tale movimento si inneschi, devono essere presenti condizioni di disomogeneità nella distribuzione della materia e dell’energia stesse in quello spazio. Così anche il fluire dell’informazione è legato ad uno squilibrio, alla differente pressione o meglio alla differente densità di informazione tra due oggetti/soggetti. La direzione del fluire dell’informazione è assimilabile all’asse di congiunzione tra zone di disomogeneità distributiva. Un flusso, lineare o circolare che sia, o di qualunque forma possa essere, sembrerebbe legato alla distribuzione delle densità di informazione nello spazio della rete. Il web stesso è il flusso di informazioni che diventa spazio. Maggiore è il flusso maggiore sarà lo Spazio.
Uno spazio di movimento fluido, che sembra rispondere al meglio al nostro desiderio di conoscenza. La relazione positiva tra soggetti, ovvero la loro connessione, è alla base di una nuova dimensione. Si tratta di un nuovo tipo di spazio che nasce dal flusso di informazioni, e dallo stesso flusso di informazioni che lo sta generando trae la propria forma.
I flussi sono i nonluoghi dello spostamento e dell’attraversamento del reale.  Un nuovo sistema di luoghi in rapida trasformazione che si muove alla velocità del pensiero.
Spazi profondi o allargati, utilizzando con coerenza la materia a disposizione: l’interattività e le interconnessioni dinamiche.
Visione tattile, modelli informatici, transcodifica, trasgressione, interattività, spazio virtuale, nuovi algoritmi, total surround e interconnessione dinamiche le linee guida del nuovo pensiero.
Architetture che mettono insieme i tre principali ambienti spaziali in cui e con cui oggi viviamo: mente, mondo e network.

Nonostante essi siano portatori di velocità, connettività e complessità tecnologica non sono accompagnati da coerenza affidabilità e controllo, diventando il luogo adatto ad ospitare l’incidente.



Psicogeografia Algoritmica
novembre 17, 2008, 11:33 am
Filed under: algoritmica, psicogeografia, sperimentazione | Tag: ,

Percorsi all’interno dello spazio. Spazio: entità astratta, puro contenitore indeterminato, storicamente esistente solo come tessuto di luoghi, identificabili sotto il profilo etico ed estetico attraverso l’interrelazione dinamica di natura-uomo-arteficio. Spazio-luogo, dimensione trasformabile e in continua trasformazione.

Durante le prime derive, ho raccolto sensazioni e materiale per incominciare un lavoro di più ampio respiro. Un aspetto mi parso particolarmente interessante: il rapporto tra psiche e ambiente. Sembra che durante tutto il percorso ci siano degli indizi disseminati, uniti da un filo invisibile. La traccia creata dal calcolatore spesso si sovrappone perfettamente all’arredo urbano, agli elementi architettonici, che vengono cos portati in primo piano, fatti emergere. Ed emerge l’isolamento dalla realtà, dalla quotidianità, poiché lo spazio-tempo messo a nudo. Cos come vengono messe a nudo le sensazioni percettive, che nella loro perdita di familiarità acquistano forza e interesse.

Ecco quindi che il termine psychogeography prende significato. E che la pratica della deriva mostra una nuova possibilità d’uso, in un ambito più vasto. Quello che ci interessa la relazione geografia-psiche, l’esplorazione e percezione del territorio in forma altra. Si tratta di uno sprofondamento dei flussi di dati generati dal calcolo, dal processo e dal codice generativo nella quotidianità dello spazio. Dal flusso virtuale alla percezione del reale. Tutto nasce dal bisogno di dare corpo e fisicità a concetti e pensieri astratti, e dal desiderio di scoprire nuove prospettive. Aprire la città, renderla accessibile a chiunque, andare oltre i limiti imposti dalle regole territoriali e sociali, rendere riscrivibili e reinterpretabili le sue linee.

Costruire percorsi mentali liberi attraverso la deriva algortimica.
Scoprire angoli mai osservati, stradine mai percorse, tutti quei piccoli dettagli che fanno della nostra città un’altra città, nuova e diversa al percorrerla a piedi, osservando, sentendo e percependo, cercando ci che correndo ci sfugge. Per andare oltre la nostra abituale capacità di cogliere le parti che formano questo piccola città, che chiamiamo nostra ma che nostra, in fin dei conti, non . Fino a capire che la città non una ma molteplice, che la città plurale. Ogni città molte città, una città per ogni abitante, ogni abitante una diversa geografia mentale dello scenario.

Insomma, si tratta di invito ad astrarsi, a perdersi nella città, a camminare guardandosi intorno come smarriti, curiosi, per poter sentire di essere in altro posto, un posto che non si conosce, capire che della nostra città c’è ancora molto da vedere e da vivere. Che la città che percorriamo abitualmente solo una delle tante.

Le strade sono solo potenza, e ogni passante con il suo sguardo e con il suo passo le rende atto, un atto proprio e individualizzato, diverso per ognuno. E se ogni atto ugualmente possibile, se ogni atto reale, dov’è la città vera? Sovrapponendo tutti quegli atti non otterremmo più che una Babilonia di linee e movimenti e psicologie.

E ci dimostra il carattere psichico (e psicotico) della città, che mai si limita a essere sequenza di strade, isolati, chiese, fabbriche, parchi ma sempre spazio che prende vita da ogni occhio che entri in interazione con lei. Ogni occhio un’abitudine, uno stile di vita, certo, ma anche uno stato d’animo, un umore, un’emozione. Città aperta, possibile, nuova perché osservata con occhi che sanno farsi vergini rispetto alla familiarità con cui da sempre ci muoviamo in essa. Consapevolezza e allo stesso tempo ignoranza. Di sguardo, di attenzione, di possibilità. Interazione reale tra corpo fisico e corpo architettonico, urbanistico. Parti di pluralità.

Consapevolezza. Di sguardo, di attenzione, di possibilità. Interazione reale tra corpo fisico e corpo architettonico, tra tessuto mentale e tessuto urbano.

Comunicare. Mostrare e dire parti di pluralità. Bio-pluralità, pluralità di vita, perché di questo che si parla! Pluralità che diventano oggetto e soggetto di sperimentazioni collocate al confine tra pratiche sociali e creazione artistica.

Indurre lo spettatore a osservare il suo seguire una propria mappa mentale, fatta di strade e piazze, percorsi veloci e intuitivi, legati a ricordi e a emozioni. Capire che attraverso questo processo la città non può più essere una, singola, ma diventa multipla e molteplice, un insieme di più città che vanno a formare un’interfaccia tra virtuale e reale, tra tecnologia e nervi, tra respiro ed edifici. La città come interfaccia, quindi, come luogo (o metaluogo?) di differenti modalità di consapevolezza urbana. Ma l’adozione di una prospettiva comunicativa e dinamica, che pensa in maniera più approfondita la fruibilità dello spazio della città, ci permette di osservare la relazione cittadino-città come uno scambio, un rapporto biunivoco. Perchè vero anche che forma e collocazione degli edifici influiscono sulle attività umane, sulla percezione della città e delle sue parti, sugli stati emotivi.

Fruizioni diverse, percorsi in-abituali, ipotesi algoritmiche applicate alla strada: la psicogeografia generativa di Londra. Un esperimento, solo un gioco, che per finisce necessariamente per porsi in maniera critica e riflessiva nei confronti degli spostamenti quotidiani .”First street left, second street right, first street right, repeat…”: indicazioni per passare attraverso la città in un modo completamente differente rispetto a quello quotidiano, e trovarsi cos a confronto con s (il proprio sentire, le abitudini, le comodità) e con la città (la scoperta!).

Lavorare sul tessuto urbano. Trovare percorsi di libertà intersecando alle coordinate geografiche una cronologia di eventi, sparsi nei secoli, che vanno a (ri)costruire una storia della città fatta dalle persone, dai cittadini e dai visitatori, in gesti grandi e in azioni ‘minori’. Macerie, terra e vegetazione, e poi palazzi, e lapidi e monumenti con la loro presenza costituiscono un segno indelebile di ci che stato e di ci che ha costituito la storia della città. Angoli troppo spesso dimenticati, guardati senza curiosità che raccontano storie di cui forse molti ignorano l’esistenza.

Una psicogeografia degli angoli. Derive storiche, e derive casalinghe. Indagare l’ambiente abitativo utilizzando tecniche simili a quelle applicate al cityscape, esplorando gli angoli privi di esperienza, i non-luoghi del domestico. Proiettare mentalmente linee e parole, usare e abusare degli spazi. Tracciare mappe del possibile e assimilare una realtà sconosciuta: l’esplorazione di un non-senso. Connessione, assegnazione di concetti ai singoli elementi di un’abitazione (angoli, muri, fessure, spigoli, etc..) in modo da mapparli per poi farli parlare, riceverne serie di dati. Una sorta di laboratorio di letteratura potenziale generata dall’abitare uno spazio.

Fuoriuscite di dati, perdite di informazioni, dispersioni nel reale. Una sorta di sprofondamento del virtuale nel reale.



o-o-o-o
gennaio 17, 2008, 12:49 am
Filed under: algorhythm, dadada, generative, grammatiche abortive

Variazioni sulla scrittura, grammatiche abortive,
poesia algoritmica, elaborazioni, TeANO, oulipo,
DAtaDADA, e altri esperimenti sulla scrittura e non solo…

Un quasi-blog per esplorare e rendere visibili
alcuni frammenti della mia ricerca artistica.

Per una continua produzione di flussi e scarti.

http://o0o0o0o0.wordpress.com/



Algorhythm Psychogeography
novembre 1, 2007, 11:59 am
Filed under: algorhythm, codice, generative, psicogeografia, psychogeography, sperimentazione

Derive nello spazio reale a partire dal codice generativo
Derive nel codice grazie all’esplorazione dello spazio reale

Percorsi all’interno dello spazio. Spazio, entita’ astratta, concepibile come puro contenitore indeterminato, da un punto di vista storico esiste solo come tessuto di luoghi, e questi ultimi si identificano qualificandosi sotto il profilo etico ed estetico attraverso l’interrelazione dinamica di natura-uomo-arteficio. Spazio-luogo, dimensione trasformabile ed in continua trasformazione.
Premetto che con questo lavoro di ricerca voglio incominciare una serie di indagini sulle relazioni tra spazio reale e virtuale concentrandomi sulle relazioni che tra il codice generativo e l’ambiente fisico.
Durante questa prima deriva, ho raccolto molte sensazioni e molto materiale per incominciare un lavoro molto ampio. Un aspetto molto interessante è proprio la reazione della psiche con l’ambiente e l’ambiente con la psiche. Sembra che durante tutto il percorso ci siano degli indizi disseminati uniti da un filo invisibile.
La traccia creata dal calcolatore spesso si sovrappone perfettamente ad elementi architettonici, all’arredo urbano, facendoli emergere, portandoli in primo piano.
L’isolamento della realtà, dalla quotidianità, il mettere a nudo lo spazio-tempo.
Durante il percorso oltre alle sensazioni emotive sono emerse sensazioni percettive come numerosi profumi (Smog, profumi dolciastri familiari).
Ecco quindi che il termine psychogeography prende significato, direttamente nell’agire, nello sperimentare direttamente queste pratiche. La reazione geografia-psiche, l’esplorazione e percezione del territorio in forma altra rispetto alla classica passeggiata.
Non si tratta altro che uno sprofondamento di flussi di dati generati dal calcolo, dal processo e dal codice generativo nella realtà del quotidiano attorno allo spazio reale.
Da un flusso virtuale al percepire il reale. Tutto nasce dal bisogno di dare corpo e fisicità a concetti e pensieri ed ampliare la mia conoscenza ed avere punti di vista diversi.

Ecco i risultati della prima esperienza:

bmsource.jpg

result.jpg

Suono catturato live

File KMZ (Google Maps)

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DADADA (dataDada)
ottobre 18, 2007, 1:13 pm
Filed under: dadada, databent, datadada, estetica, philosophy

(prime considerazioni dopo molta sperimentazione)
Un’azione paralizzante e distruttiva all’interno dei flussi di dati. Un lavoro sull’estetica generata dalle alterazioni nei flussi di dati. Un atto sacrilego nelle strutture di file.

Queste azioni nascono proprio nell’ombra della tecnologia, nell’uso e nell’abuso, nell’anarchia e l’irrazionale sabotaggio, con obiettivo ultimo la distruzione sistematica dei file prodotti con i tradizionali software.

Il flusso di dati fa pensare alla vita, il sangue dell’informazione

Immersione totale, una deriva dal consueto fluire delle informazioni.