Variazioni sulla scrittura, grammatiche abortive,
poesia algoritmica, elaborazioni, TeANO, oulipo,
DAtaDADA, e altri esperimenti sulla scrittura e non solo…
Un quasi-blog per esplorare e rendere visibili
alcuni frammenti della mia ricerca artistica.
Per una continua produzione di flussi e scarti.
Filed under: algorhythm, codice, generative, psicogeografia, psychogeography, sperimentazione
Derive nello spazio reale a partire dal codice generativo
Derive nel codice grazie all’esplorazione dello spazio reale
Percorsi all’interno dello spazio. Spazio, entita’ astratta, concepibile come puro contenitore indeterminato, da un punto di vista storico esiste solo come tessuto di luoghi, e questi ultimi si identificano qualificandosi sotto il profilo etico ed estetico attraverso l’interrelazione dinamica di natura-uomo-arteficio. Spazio-luogo, dimensione trasformabile ed in continua trasformazione.
Premetto che con questo lavoro di ricerca voglio incominciare una serie di indagini sulle relazioni tra spazio reale e virtuale concentrandomi sulle relazioni che tra il codice generativo e l’ambiente fisico.
Durante questa prima deriva, ho raccolto molte sensazioni e molto materiale per incominciare un lavoro molto ampio. Un aspetto molto interessante è proprio la reazione della psiche con l’ambiente e l’ambiente con la psiche. Sembra che durante tutto il percorso ci siano degli indizi disseminati uniti da un filo invisibile.
La traccia creata dal calcolatore spesso si sovrappone perfettamente ad elementi architettonici, all’arredo urbano, facendoli emergere, portandoli in primo piano.
L’isolamento della realtà, dalla quotidianità, il mettere a nudo lo spazio-tempo.
Durante il percorso oltre alle sensazioni emotive sono emerse sensazioni percettive come numerosi profumi (Smog, profumi dolciastri familiari).
Ecco quindi che il termine psychogeography prende significato, direttamente nell’agire, nello sperimentare direttamente queste pratiche. La reazione geografia-psiche, l’esplorazione e percezione del territorio in forma altra rispetto alla classica passeggiata.
Non si tratta altro che uno sprofondamento di flussi di dati generati dal calcolo, dal processo e dal codice generativo nella realtà del quotidiano attorno allo spazio reale.
Da un flusso virtuale al percepire il reale. Tutto nasce dal bisogno di dare corpo e fisicità a concetti e pensieri ed ampliare la mia conoscenza ed avere punti di vista diversi.
Ecco i risultati della prima esperienza:
(prime considerazioni dopo molta sperimentazione)
Un’azione paralizzante e distruttiva all’interno dei flussi di dati. Un lavoro sull’estetica generata dalle alterazioni nei flussi di dati. Un atto sacrilego nelle strutture di file.
Queste azioni nascono proprio nell’ombra della tecnologia, nell’uso e nell’abuso, nell’anarchia e l’irrazionale sabotaggio, con obiettivo ultimo la distruzione sistematica dei file prodotti con i tradizionali software.
Il flusso di dati fa pensare alla vita, il sangue dell’informazione
Immersione totale, una deriva dal consueto fluire delle informazioni.
13/14 ottobre 2007
Festival Ipercorpo, Magazzini Interstock, Forli - Italia
“What burns never returns”
The Rule of thumbs:
Ricerca Coreografia: Alessandro Carboni
Generative Code: Riccardo Mantelli
Danzatori: Federica Lazzarini, Marc Saad, Nick Lawson, Petra Soor, Pepa Ubera, Barbara Pereyra
Assistenza e luci: Cinzia Nieddu
Progetto Editoriale: Silvia Bottiroli
Testi: Enrico Pitozzi
Produzione: N.P.A Officina Ouroboros
Supporto: Central Saint Martin’s, University of Art and Design, Londra
Eccoci finalmente ai due flussi di dati puri. Essi possono essere confrontati e posso operare con operazioni matematiche su di essi. In una delle nostre derive, nate da un overflow nel flusso di dati nel nostro cervello (mio e di Alessandro), passeggiando per le strade di Londra abbiamo deciso come lavorare sul cityscape. I dati GPS, la georeferenziazione del moto di brown. Forse troppo perverso? Chi lo sa, e’ comunque geniale!
(…dal mio taccuino) Il segnale. Il trattamento del segnale nella danza! Non avrei mai pensato a questo prima d’ora. Anche qui si manifestano dinamiche molto interessanti. Un corpo, le sue articolazioni, i suoi elementi ricevono stimoli dalle terminazioni nervose (di conseguenza dal cervello). Cosa succede se a questo segnale vengono applicati filtri e funzioni? E’ ovvio che il filtro e’ una componente naturale proprio perche’ sotto il controllo ed il giudizio di ogni danzatore. Resta il fatto che crea un forte impatto sulla scena e crea una condizione mentale particolare nel danzatore. Questo credo sia perfetto per ospitare quello che verra’, non so ancora cosa ma…
Al danzatore in questo modo viene imposta una costrizione, inizia a perdere la possibilita’ di esprimersi istintivamente e liberamente.

Dopo un’attenta analisi dei flussi, il moto di brown sembra essere la nostra chiave di accesso al machinescape. Esso ci guidera’ all’interno dei processi, dei flussi di dati.
La sua natura e’ strettamente legata con la casualita’, in effetti la sua simulazione al calcolatore e’ una successione di numeri random in un range ristretto di generazione. Questo range rappresenta in pratica la densita’ del fluido nella quale il brownian motion prende forma. (vedi wikipedia: Moto Browniano)
Per poter mettere in relazione i flussi di dati, si e’ presa in considerazione la campionatura dei dati dall’alto.
(… dal taccuino) Alessandro continua a lavorare con i danzatori sul VCCT, utilizza delle palline di pongo colorate e bastoncini di legno per dare le istruzioni ai danzatori. Vedo i danzatori molto interessati e ben coinvolti. Trovo molto interessante il materiale che emerge da ogni singolo esercizio. Inizio a capire dove si vuole arrivare. Otto ore al giorno di esercizi, di pratica non saranno troppe?

A questo punto della ricerca, ci si e’ soffermati sullo spazio, sull’osservazione dei gesti e dei movimenti, delle traiettorie e dei flussi. La creazione di un sistema di motion capture (mo.cap module) in processing, ci ha aiutati a mappare lo spazio, a sentirne i profumi, ad analizzare i dati (ancora grezzi).
Inizialmente la videocamera utilizzata, ci restituiva immagini in prospettiva, questo e’ stato utile per calibrare e migliorare gli algoritmi di cattura dei dati. I dati sono stati piu’ volte osservati. Essi fin dall’inizio mi hanno portato alla mente il flusso di dati generati dal moto di brown che avevo gia’ preso in considerazione nella fase di ricerca in Italia.
(sempre dal taccuino…) Sono emerse le qualita’ dei singoli danzatori, chi eccelle nell’improvvisazione, chi nell’elaborazione, chi nell’esecuzione. Per ora i danzatori non sono coscienti di quello che li attende. Vivono ancora uno spazio nuovo, vergine. Si e’ gia’ parlato di machine scape, ma nessuno si rende conto di quello che succedera’ nei prossimi giorni.
E’ stato introdotto ai danzatori il VCCT (Vedic Choreographical Cube Tool) uno strumento per sperimentare le possibili interazioni tra le diverse articolazioni. Le diverse articolazioni sono inscritte in un cubo (Alessandro e’ arrivato a questo nelle sue ricerche in India, nei suoi studi sulla matematica vedica). Il cubo quindi offre diverse possibili relazioni tra i suoi vertici (ai quali corrispondono le articolazioni del corpo) mediante i segmenti del cubo. Anche le superfici del cubo rimandano alle superfici del nostro corpo (pelle, ossa etc.)
Filed under: Personal, WBNR, dance, danza, errore, errors, spazio, sperimentazione

Nella prima fase di WBNR, ci si e’ chiesti come indagare lo spazio, come creare flussi di dati, facendo emergere linee, geografie di bit da campionare per una successiva elaborazione.
La risposta e’ venuta alla luce, proprio riflettendo sul codice e sui flussi di dati provenienti dai rispettivi “scape” (paesaggi, spazi, dimensioni). Il processo di creazione > analisi > campionamento, comporta un passaggio obbligato, quello della conversione e della normalizzazione dei flussi di dati per il successivo trattamento da parte del software.
(dal mio taccuino) Nella prima fase di WBNR, e’ stato chiesto ai danzatori di tracciare, di indagare lo spazio facendo emergere delle linee che rappresentino il cityscape, il macro spazio. Naturalmente l’approccio da parte dei danzatori mi ha accecato, e’ stato come un lampo. Non ho mai avuto esperienze dirette nella danza sperimentale, nella coreografia, ed il mio rapporto con il corpo (sia mio che altrui) e’ da sempre nella nebbia, nascosto, poco presente. Questi corpi che disegnano lo spazio, che si muovono decisi, lentamente oppure a scatti, sembrano conoscere gia’ cio’ che devono rappresentare. L’energia che sprigionano sembra avere origine all’esterno, sembra appartenere ad un essere altro. Uno schizzo di adrenalina mi porta velocissimo dentro una spirale, che mi coinvolge, mi cattura. Non avevo mai pensato al corpo coinvolto in un processo creativo orientato a rappresentare l’errore. Quale strada seguire?
Sicuramente i danzatori coinvolti sono molto differenti tra loro con esperienze, storie e vite lontane tra loro. Tutto questo sara’ sicuramente importate e portera’ molto al progetto. Sono bastati pochi sforzi per coinvolgerli in un’analisi dello spazio e nella ricerca dei flussi.
Domani mi dedicherò alle ultime prove degli algoritmi per tracciare gli spostamenti
nello spazio.
Fisicamente non sono tanto okay, penso sia tutto legato allo stress. Non ho
assolutamente voglia di partire, ma questo credo sia molto importante, quasi una
prova. E tornerò pieno di energia e vitalità da trasmettere a myLuv Chiara.
Continuo a collezionare pensieri interessanti. Voglio inziare una ricerca sullo
spazio, il silenzio, il vuoto ed il nulla. (l’incontro con Alessandro Carboni che
è da diversi anni che porta avanti una ricerca sullo zero sicuramente sarà
fantastico)
Per ora ho trovato alcuni autori interessanti come:
Stephane Mallarmé, Alphonse Allais
Parole in bianco. Un omaggio agli spazi bianchi delle poesie
di Stéphane Mallarmé, al Coltello senza lama, al quale manca
il manico di Georg Christoph Lichtenberg e alla Prima
comunione di fanciulle affette da clorosi in una giornata
di neve di Alphonse Allais, al capitolo diciottesimo del
volume nono del Tristram Shandy, al«libro su niente»
sognato da Gustave Flaubert, alle pagine bianche dei libri
scozzesi raccontate da Julio Cortázar, alla
«Pagina inedita non scritta di Samuel Beckett» in Quo lapis?
di Lino Di Lallo e alla riga inesistente offerta al
tipografo da Giorgio Manganelli.
Negli utlimi giorni ho anche letto due libri interessanti per quanto riguarda le ricerche sul codice. Piano piano stò cercando di capire dove posso trovare le radici del fascino che vedo trasparire dalle righe di codice, dagli spazi bianchi, dai simboli e la punteggiatura.
Alcuni frammenti:
Isidore Isou
Umberto Eco - Trattato di semiotica generale
e sempre Stéphane Mallarmé
Filed under: dance, danza, errore, errors, estetica, glitch, london, londra, sperimentazione
Questo fine settimana dovrei lasciare l’Italia per portare il mio contributo
alla ricerca di Alessandro Carboni WBNR (What Burns Never Returns). Sarò di nuovo a
Londra, potrò viverla come Artista, come ricercatore, sperimentando l’errore nella
danza sperimentale.
Sono felice di ampliare i miei orizzonti, avvicinandomi ad una disciplina come la
danza, così vicina ad elementi primordiali come il corpo, il tempo e lo spazio.
Nuove forme e nuovi codici da indagare, capire le dinamiche che l’errore
può innescare e trovare nuove possibilità espressive.
E dopo tutto potrò vivere la fantastica atmosfera della
Central Saint Martin’s University of Art, e lavorare con
Alessandro, Cinzia e tutti i danzatori (credo 8).






